mercoledì 5 maggio 2010

fiamme e lucciole

In "linea" dal 10 aprile al 5 maggio:
  • "21 Guns" Green Day And The Cast Of American Idiot
  • "Back to bedlam" James Blunt's album
  • "Black and Gold" Sam Sparro
  • "Eternal Flame" The Bangles
  • "Everybody Hurts" R.E.M.
  • "Fireflies" Owl City
  • "Hold Your Dreams"
  • "I'm Outta Love " Anastacia
  • "Kings and Queens" 30 Seconds To Mars
  • "Leave Out All The Rest" Linkin Park
  • "One Day In Your Life " Anastacia
  • "Paid My Dues" Anastacia
  • "Someday We'll Know" New Radicals
  • "Tender" Blur
  • "The Cat Came Back" Fred Penner

Robert Downey Jr. e Ventimiglia

Una cosuccia che vorrei capire: io adoro Robert Downey Jr. come attore! Lo so, ha fatto una vita da schifo...ma mi piace come recita!
In effetti non è quello che voglio capire!
Voglio capire, perché di 2 film che ho visto recentemente...entrambi non hanno scene che si vedono nei trailer!?
Già! Il trailer dura niente: ti viene sparato a ripetizione prima e dopo i pasti...alla fine lo sai a memoria! E in fondo ti aspetti di vederle...quelle scene! Poi ti ritrovi con un montaggio diverso e proprio quelle, tagliate!

Ma il danno alla fine non è lì!

Il vero danno è quello che è successo sabato al Cinema Comunale di Ventimiglia (IM): mia sorella, relativo fidanzato ed io siamo usciti per andarci a vedere Iron Man 2...ben consci che alla fine dei titoli di coda ci fosse una scena in più! Paghiamo i nostri biglietti e ci sistemiamo (sorvolo sulla qualità della proiezione) e finalmente arriviamo alla fine del film. Iniziano a scorrere i titoli di coda: un'orda di gente impaziente scappa letteralmente dalla sala...mentre noi, assieme ad altri informati, ci "ciucciamo" gli infiniti nomi ascoltandoci le musiche.
Arrivati alla fine...la pellicola viene interrotta!
O_O
Ehm...mia sorella va dal bigliettaio e gli dice che il film non è finito! Questo chiama in sala proiezione e dopo qualche minuto vediamo arrivare il proiezionista già in tenuta da "sto scappando!". Facciamo presente che vorremmo vedere la fine del film e ci viene comunicato che la pellicola è così, che è sempre stata proiettata così e che lui se ne deve andare!
Ora...stiamo scherzando?
Fino a prova contraria, dubito molto che distribuiscano film tagliuzzati, e quindi io ho pagato anche per quel minuto!
Soluzione? Ce ne siamo tornati a casa e ci siamo visti il finale su YouTube!
Anche se mi viene da dire...io al cinema ci vado, ma per vedere tutto me lo devo scaricare?



martedì 4 maggio 2010

adesso come adesso

La situazione attuale...

Piccoli Piaceri

PICCOLI PIACERI
Il piacere della sconfitta
di: Belfolk


Caterina dice che aspetta ogni mercoledì a partire dal mercoledì sera. Che è il suo piccolo momento di piacere.
Io non mi faccio illusioni, però: dice tante cose.
Quando arrivo ha già messo al loro posto i pezzi sulla scacchiera e i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento e ogni partita dura un’ora o più.
“Non tocca a me il nero” faccio, come ogni volta.
“Si invece” dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene.
Ama il bianco ed, ancora di più, ama avere la priorità: immersa in soffici nuvole fatte di cotone sembra Loreley che aspetta il suo marinaio. Alcuni cupcakes assieme a delle tazze di the sostano sul vicino tavolino e la tenue luce riverbera sui pezzi lucidi, dando al tutto un leggero effetto vintage: se ci fosse un vecchio libro di favole, questo momento potrebbe esserne una illustrazione.
E' ormai un anno che questa danza è iniziata e si è infilata sotto la pelle come una droga.
Senza aspettare oltre, lei muove il primo pedone puntando a conquistare il centro della scacchiera: non c'è mai bisogno che io faccia finta di non impegnarmi...anzi, è fin troppo brava! Ed è questo che rende le partite “di puro piacere”: l'impegnarsi con tutti noi stessi, far uscire i veri noi...senza tanti preamboli o false cortesie. Conosciamo le nostre tecniche di gioco quasi a memoria, ma lo staccare dalla normale routine e l'immergerci in quell'ora ci rende padroni di un mondo nostro: dei e, allo stesso tempo, piume trasportate dal vento.
Il suo alfiere scende in campo ed iniziano i dolori: il bianco avvolge e fa scomparire i miei piccoli frammenti di cioccolato; uno dopo l'altro vengono sacrificati per il suo piacere e il suo diletto. La osservo mentre un sorriso distaccato e sornione le si dipinge sul volto e non me ne importa: osserverei quegli occhi verdi e, allo stesso tempo, torbidi per l'eternità!
Mi sta letteralmente distruggendo, ma ho deciso di difendermi: cavalieri neri si battono strenuamente sul campo di battaglia, scogli dirompenti che infrangono quelle bianche onde.
A volte vorrei portare anche un po' di musica, ma non mi è permesso: i nostri incontri sono regolati da rigide regole e l'infrangerle dissolverebbe quella piccola magia.
“Non ti chiedi mai che cosa faccio gli altri giorni?” dissi all'improvviso, i suoi occhi si alzarono e mi fissarono per pochi secondi, per poi ritornare sulla scacchiera, “Uhm...non c'è bisogno! So che cosa fai quando sei con me.”, “E che cosa farei?”, la sua sottile e diafana mano si richiuse sul mio re, “Perdere direi!”.
Il tempo è volato, racchiuso in una bolla che volteggia piano: devo congedarmi.
Alzatomi dal pavimento, l'aiuto a raccogliere quell'esercito sconfitto e le do un bacio sulla fronte: “Tra una settimana, mercoledì prossimo: comincerò a contare da quando uscirai dalla porta!”, disse lei, “Ed io ci sarò, come sempre!”.
Chiudo la vecchia porta del salotto alle mie spalle e mi ritrovo sul bordo del burrone dell'eternità: bordi sfocati e mille voci chiamano la mia attenzione. Caterina, protetta in quella roccaforte, ha un'altra settimana di vita, altre ore di deliziosa routine, ed io spero sempre che mi batta, per godere in continuazione di quella compagnia.

domenica 2 maggio 2010

Contest BlusuBianco

Un nuovo concorso letterario, nuove storie partorite.
Un incipit a settimana e poi largo alla passione.
Ecco a voi la prima storia del BlusuBianco contest!

Sentirsi
A distanza qualcosa è cambiato


La sua camicia è una macchia bianca sul letto. Lei la ignora: infila nel cassetto la biancheria pulita, mette la borsa nuova sul ripiano più alto dell’armadio, apre la finestra e cambia aria alla stanza. Va a sedersi davanti allo specchio.
E’ bella, oggi; sembra quasi che il trucco di ieri sera le sia rimasto addosso. Ora può girarsi, raggiungere il letto.
Prima sfiora il colletto e accarezza le maniche, poi se la preme sul naso, sulla bocca. Sorride: che stupida.
Va all’armadio e cerca una stampella libera. Si sforza di non guardare il telefono anche se è lì, sul comodino.
In fondo si sono lasciati un paio di ore fa... è inesatto: si sono lasciati 1 ora, 49 minuti e 30 secondi fa!
Quei pochi giorni di vacanza sono finiti e lui ha ripreso il treno, ma si era dimenticato la camicia sul letto: tortura e delizia dei sensi. Quella bianca stoffa è impregnata del suo odore: stordente come un campo di iris blu, avvolgente e rassicurante come lo zucchero filato al luna park. Sfiora ancora una volta il bavero e, con un gesto risoluto, ripone la camicia nell'armadio.
Avevano deciso di passare tutta la notte fuori, senza dormire: godere della compagnia dell'un l'altro, imprimersi nella mente ogni piccolo particolare, aggrovigliare sottili filamenti d'anima, poi l'aveva accompagnato alla stazione. Non c'erano stati addii da film, con il fumo della locomotiva ed il tempo che si ferma, decisamente no! C'era stata una corsa sui binari, un bacio sottolineato dal fischio del capotreno e poi un parlare muto attraverso il vetro delle porte chiuse, in attesa che il treno partisse...in ritardo! L'alba aveva fatto capolino appena uscita dal piazzale della stazione: fredda, bianca e rosa ad avvertire che un nuovo giorno iniziava.
Ricominciare: spesa, organizzare il lavoro per l'indomani, fare la lavatrice.
La sua mente è fatta così: aveva addirittura accelerato il passo per andarsene dai binari, neanche volesse fuggire da quella partenza, come dire “è andato!”; mentre in fondo il suo stomaco era lì a sussurrare che quello stato di grazia sarebbe durato per un po'.
Musica: il lettore mp3 spande delicatamente per la stanza l'ultima canzone selezionata, le corde di una chitarra vibrano dapprima lente e poi sempre più veloci, così come i suoi pensieri.
La sua voce si leva: canta raramente, una terapia inconscia il più delle volte. Lo squillo del telefono la interrompe: una sua collaboratrice le chiede consiglio per un loro progetto! La mente ha il sopravvento, il PC si accende e la mattinata parte. In effetti perché non sfruttare quell'ultimo giorno fuori dal cubicolo per portare avanti il suo ingombrante passatempo? Un pranzo che assomiglia pesantemente ad una colazione, un ultimo sguardo alle tavole grafiche e l'idea di uscire per andare in tipografia.
Il cielo si rannuvola, il freddo si è fatto più pungente: meglio mettere qualcosa di più pesante. Si dirige distratta verso l'armadio, apre l'antina ed improvvisamente, violentemente, un odore dolce e intenso la investe: il suo odore! Lo stomaco questa volta decide di urlare: malinconia e, forse, lacrime.
Possibile? Eppure se ne è appena andato! E' tutto sbagliato e, purtroppo, tutto maledettamente logico. Uno sguardo al telefono ancora sul comodino e l'incontenibile voglia di sentire la sua voce: uno squillo, due, tre... Rimane pietrificata e poi corre a rispondere: “Ciao, tutto bene?” dice lui dall'altro capo; l'effetto è quello di un pugno, ma la risposta è semplice, paurosamente normale, come se fosse una delle tante telefonate fatte in quei mesi e si protrae in una conversazione fittizia. Poi lui se ne esce con una frase senza senso: “Sai, ti ho sognata in treno. Mi sono addormentato ed ho sognato che eri lì accanto a me a parlarmi di lavoro mentre mangiavi dello zucchero filato, ma poi hai cominciato a piangere...”; lacrime calde e silenziose si affacciano sulle guance di lei andando a bagnare la cornetta; “...io non sapevo che fare, così mi sono alzato, ho aperto una porta e ci siamo ritrovati in un prato e ti ho detto: “Ti amo!”; pochi secondi di pausa e poi: “Ti amo!” questa volta con un tono di voce inedito. Una manica del maglioncino a tamponare le lacrime, un piccolo respiro e: “Volevo sentirti! Mi sei mancato!”
Che per lei corrisponde alla più grande delle dichiarazioni.

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