venerdì 19 marzo 2010

La storia dell'eroe Annalucia su Perfiducia 2.0

Non riuscivo a capire a che punto fossi.
La mia vita e la mia strada mi avevano portato fin là.
Ma il bello stava per cominciare... o era già cominciato ed io non me ne ero accorta!
Distratta come sono "il bello" avrebbe potuto investirmi ed io l'avrei semplicemente ignorato, intenta a cercare chissà che. A volte mi accadeva di desiderare una vita "nella norma": m'incantavo con gli occhi persi nel vuoto, crogiolandomi nell'idea di un buon sonno, di quelli riposanti, popolati da sogni d'oro.
Effetto: la persona davanti a me si sentiva osservata!
Anche in quel momento ero con la mente persa, ma almeno davanti avevo un enorme scaffale di dolciumi; chiunque fosse passato di là in quel momento mi avrebbe preso per una mangiona con problemi di scelta. In realtà di scelte ne avevo già fatte in abbondanza e non avevano a che fare con le caramelle. Una di quelle era a un metro da me e si stava struggendo nel dubbio: "Nutella o tavoletta?". La presi per un braccio,e sorridendo semplicemente la spostai verso le creme.
Lo scaffale della cioccolata implose: legno, metallo e polvere di cacao rovinarono lì dove prima c'era la mia migliore amica. Lei sbiancò e si aggrappò al barattolone da 750g.
"Basta?!" pensai, quando sentii un rantolo accanto: un bambino era a terra, non riusciva a respirare, in un evidente shock anafilattico. Mi chinai su di lui ed urlai: avevo bisogno di aiuto!

Panico di una mamma, il 118 chiamato, fare fare fare: ecco cosa sentiva il mio corpo, ma la mia mente? Un mal di testa lancinante tanto da farmi perdere l'equilibrio, il respiro bloccato nel petto e sonno. Rapido, improvviso. "No, non potevo addormentarmi! Combatti, rimani sveglia!" Altre persone si stavano occupando di lui, io dovevo fare altro, ero chiamata a fare altro.

Un errore?

Persi la battaglia e mi accasciai in un supermercato a 700Km da casa mia. L'ultima cosa che il mio corpo percepì furono le braccia della mia amica: la fiducia che riponevo in lei, era superiore alla diffidenza che avevo nei confronti del mondo.

Buio.

Aprii gli occhi: di nuovo sulla frontiera, la frontiera tra mondi.
Questa volta luce e oscurità si alternavano così come le scene. Claudicante mi accostai ad un ciliegio: due uomini mi stavano aspettando con fare furtivo. "Due poliziotti in borghese? Strano, perché in fondo volevano me?" Se qualcuno avesse voluto farmi pagare il mio intromettermi nell'andamento delle cose: beh, diciamo che erano più diretti!
Appollaiata tra i rami, mi stupii del loro discorso: io avevo avuto successo contro quella cosa, io le avevo sottratto una preda, quindi...cosa sapevo io? "Niente o poco più" era la risposta, ma non piacque.
Il più anziano dei due, ed anche il più navigato, cominciò ad agitarsi: "morti non autorizzate, omicidi!" Sentivo di dover fare qualcosa, ma cosa? In fondo era come mandare una hostess a fare il lavoro di un poliziotto: io accompagnavo, non combattevo (se non per autodifesa)! Ma era anche vero che ero io stessa una preda ambita: forse la speranza non era in quel che io sapevo, ma nel mio essere una buona esca.

Luce.

Parco giochi recintato: altalene e una piccola piscina.
L'imboscata era pronta, mentre aspettavo (da brava vittima sacrificale) mi vennero in mente i momenti precedenti: l'animo della truppa si era risollevato ed il piano era stato steso. Gli occhi dei due comandanti si erano illuminati di una nuova forza: erano di nuovo in campo e la partita era stata studiata nei minimi particolari.

Determinati prima della tempesta.

Ero a terra ed ero in pericolo! Questo era indubbio, ma come diavolo avevo fatto a finire in quella situazione!? Il sorriso beffardo stampato sulla faccia di colui che avremmo dovuto catturare e la sua "arma" ad un palmo dalla mia fronte. Sentii le urla alle mie spalle, mi chiedevano di fuggire...sèh...la facevano facile!
Poi fu un attimo, tutto il resto del mondo scomparve: io sapevo! Non potevo lasciarlo fare! Avevo sempre creduto che il mio ruolo fosse uno, avevo paura dello stravolgere, per anni avevo ubbidito passiva al mio compito, ma se non fosse stato in fondo così? Le regole cambiano, gli imprevisti accadano! Fino a lì era andato tutto bene: lui era arrivato per attirare a sè quelle anime, novello pifferaio di Hamelin, sembrava tranquillo, piccolo e avvolto nel suo mantello, ed invece aveva già mangiato la foglia! Coperto da un cappuccio scuro bordato d'oro, seduto tranquillo sul bordo di un muretto, suonava il suo flauto traverso per attirare a sè i fanciulli e me! Intravidi per un attimo il bambino del supermercato: era già troppo tardi? Dovevo avvicinarmi il più possibile: il nostro obiettivo era lo strumento! Ed in effetti ce l'avevamo fatta: una azione coordinata, una trappola perfetta...troppo!

E le carte si rivoltarono.

Un rivolo di sangue le scese dal naso; Delia, che aveva già mollato da un pezzo il barattolo di Nutella, si affrettò a pulirlo: aveva tra le braccia il corpo inerme di Annalucia e cercava di tenere buoni i paramedici, impegnati con il bambino a terra. Quella ferita la preoccupava: non aveva mai capito quella cosa e non la condivideva, ma la rispettava. Il vano sogno di PACE della sua migliore amica sfumava ancora.

"Non potevo lasciarlo fare!" fu l'ultima cosa che pensai consapevolmente. Quando si trattava di morti tanto giovani, quando vedevo tanta rabbia, quando il passaggio "non era come doveva essere" e, quando, qualcuno voleva spedirmi all'inferno...beh...mi saliva una forza, un coraggio...ehm...veramente mi prendeva l'incoscienza! Ed accadde quello: mi gettai addosso al pifferaio. Preso di sorpresa, si scansò, quel tanto che bastava per allontanarmi da lui e nascondermi dietro un muretto. Sapevo che da lì a pochi secondi mi avrebbe ripreso: ero inerme!
Desiderio, speranza, fiducia, coraggio, incoscienza tutto si condensò in un solo gesto: scommisi su me stessa. Mi rialzai di scatto, sollevai la mano destra col palmo aperto e aprii bocca: tre nomi in una lingua sconosciuta ne scaturirono ed altrettanti simboli defluirono dalle dita formando a mezz'aria una luminosa figura complicata, ma allo stesso tempo lineare. Rimase lì un battito di ciglio, per poi scagliarsi su l'incredulo distruttore di anime. Ancora una volta l'istinto e una conoscenza sconosciuta mi stavano aiutando, ancora una volta la frontiera reclamava la sua abitante: mentre le immagini si deformavano venni informata che l'essere non era stato distrutto, ma allontanato. Mi lasciai andare al flusso del sogno, sprofondai nei meandri dell'oblio e per un attimo percepii i rossi fili delle persone a cui ero legata, delle mie scelte.
Aprii gli occhi a fatica: il mio corpo era completamente indolenzito. La prima cosa che vidi fu Delia che con un sorriso dolce mi disse: "Ben tornata!", poi fui investita da una marea impazzita...il MONDO! Mi girai di scatto verso il bambino e, sostenuta, mi rialzai: respirava e gli infermieri lo stavano portando via! Ringraziai mentalmente l'adrenalina. Due paramedici mi si accostarono, chiedendomi come stessi: simulai dispiacere per il mio svenimento e li assicurai che non sarei andata all'ospedale.
Incontrai lo sguardo spaventato e ostile della madre, diceva: inetta!
Uno sguardo preoccupato, però in quel momento, incontrò il mio: "Tutto bene?".
"Me la sono vista brutta!" e risi.

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